Alfredo Lalìa
Alfredo Lalìa al cavalletto nello studio di zio Vincenzo

Alla fine del XIX secolo la famiglia Lalìa, originaria di Palermo, si trasferisce a Roma dove, nel 1907, nasce Alfredo (Genzano di Roma) da Stefano Lalìa e Bianca Fabrizi.

Si diploma all’Istituto Tecnico e, appassionato d’arte, frequenta lo studio dello zio Vincenzo Lalìa, pittore.
Alfredo Lalìa in una foto giovanile

Negli anni '20 entra in contatto con la Casa d'Arte, creata da Anton Giulio e Carlo Ludovico Bragaglia, che nel 1921 si era trasferita da via Condotti a via degli Avignonesi, dopo lo sfratto causato dalle proteste degli abitanti per il "fracasso" futurista.
foto di scena: spettacolo teatrale con i fratelli Bragaglia - Alfredo Lalìa è il primo a sinistra
Nella nuova sede situata nelle cantine di Palazzo Tittoni, oltre alla galleria d’arte, avevano trovato spazio una "sala dei balli", un teatro sperimentale denominato Teatro degli Indipendenti e un locale dove mangiare un piatto di spaghetti.

Pieno di entusiasmo partecipa a qualche spettacolo e nello stesso periodo ha l’occasione di ideare alcuni manifesti cinematografici.
Nel 1929 inizia la collaborazione con i grandi magazzini de La Rinascente in qualità di vetrinista e cartellonista pubblicitario per la sede di Roma, continuando a partecipare a concorsi soprattutto per enti pubblici statali.
manifesto di propaganda contro le penne esplosive - esposto in una via di Roma

Nel 1943 viene richiamato dall’esercito ed è quindi costretto ad abbandonare il lavoro a La Rinascente per assumere l’incarico di grafico per la propaganda militare. È di questo periodo in manifesto che denuncia il dramma degli ordigni esplosivi camuffati da oggetti allettanti - allora soprattutto penne stilografiche - che attraevano l’attenzione dei passanti, in particolare i bambini.
Al termine della guerra partecipa a due concorsi indetti dallo Stato, il primo del Ministero delle Poste, per la serie Democratica (1945) e il secondo per l’emblema della Repubblica(1947).
copertina libretto


Dal 1948 al 1952 svolge l’attività di tecnico di arte grafica con funzioni di consulente presso società tipografiche.Nel 1950 è chiamato a insegnare Tecnica del Cartellone all’Istituto Italiano di Pubblicismo presso l’Università di Roma.


vincitori del concorso per il manifesto del Piano Marshall

Nello stesso anno, in occasione del Piano Marshall – piano politico-economico per la ricostruzione dell’Europa dopo la II Guerra Mondiale, denominato E.R.P. (European Rescue Program) – viene indetto un concorso per un manifesto che ne illustri il significato e gli obiettivi, a cui partecipano 12.000 artisti provenienti da 13 paesi europei. La giuria internazionale del concorso assegna ad Alfredo Lalìa il terzo premio (primo premio Reyn Dirksein, Olanda, secondo premio, Pierre Gauchat, Svizzera).
tavolata di amici “cartellonisti” e affini


Segue un periodo di intensa attività artistica con la partecipazione a concorsi a vasto raggio nel campo turistico, industriale, politico e culturale che lo vede vincitore di 22 primi premi.
Alfredo Lalìa

Nel 1963 è costretto a diradare e ben presto a interrompere gli impegni di lavoro per sopraggiunti problemi di salute, ma continua a mantenere contatti con il mondo della grafica e della pubblicità, proseguendo il suo impegno come segretario della Delegazione Laziale della FIP (Federazione Italiana Pubblicità) e fiduciario per Roma dell’AIAP (Associazione Italiana Artisti Pubblicitari). lettera della Federazione Italiana Pubblicita' - 12 ottobre 1965lettera I.A.P. - 8 novembre 1965lettera I.A.P. - 26 febbraio 1966
                     Muore a Roma nel 1971 all’età di 64 anni.
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